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Una nuova Chiave d’accesso al tuo Inconscio

Il nostro mondo emotivo comunica a noi stessi e a chi ci circonda in maniera costante. Conoscere il linguaggio attraverso il quale si esprime e dunque padroneggiare quello che definiamo “Alfabeto dell’Inconscio” significa essere in grado di dialogare con la propria sfera emotiva, conoscerne stato ed esigenze, attraverso la decodifica del linguaggio non verbale. 

Per secoli il mondo emotivo è stato percepito come inaccessibile. Lo studio delle Discipline Analogiche, sistematizzate per la prima volta da Stefano Benemeglio, hanno permesso un salto di qualità in questo senso: l’emotività non è più percepita come un imprevedibile e ingovernabile avversario interno. 

Ci insegnano che le emozioni sono il motore energetico della nostra vita, sorgente di grandi passioni, genialità, creatività ma anche di comportamenti spesso in contraddizione con la nostra logica. 

Ci troviamo immersi in un eterno conflitto tra razionalità ed emotività, generato da obiettivi, leggi e linguaggi diversi tra loro. Proprio in questo terreno entrano in gioco le Discipline Analogiche rendendo disponibili straordinarie risorse per stabilire un equilibrio emozionale, per liberare il grandissimo potenziale insito in ciascuno di noi e migliorare la comunicazione con sé stessi e con gli altri. 

L’istanza emozionale è intelligente, ben organizzata, e opera con propri dinamismi spingendo l’individuo a conseguire il sogno, ossia l’oggetto del proprio desiderio. La parte logica (o Io adulto, razionalità) vuole evitare la sofferenza e quando si trova nella impossibilità di superare gli ostacoli reagisce con meccanismi di difesa; la parte emotiva (o Io bambino, Inconscio) ricerca il piacere sotto forma di emozioni. Dal contrasto fra la situazione reale (come siamo o abbiamo) e quella ideale (come vorremmo essere o avere) si crea una forza propulsiva che stimola l’individuo a operare e a evolversi. Se, però, da una situazione distonica nasce la motivazione ad agire, l’istanza analogica, o inconscio, cerca autonomamente le emozioni di cui ha bisogno e non facendo distinzione tra piacere e sofferenza, categorie esclusive della razionalità, esso va a ricercare gli stati tensionali replicando e ricelebrando i nostri turbamenti del passato. 

Tale meccanismo è l’analogia (analogico=non logico, per analogia) che, richiamando in sé il concetto di ripetizione e soprattutto di somiglianza indica la modalità mediante la quale l’inconscio ripropone e associa a uno stesso stato emotivo eventi diversi fra loro. Una volta identificato il bisogno, la parte emotiva va alla ricerca, appunto, di emozioni stimolanti nel vissuto della persona, spingendola a creare o a farsi attrarre da situazioni ripetitive nelle quali l’inconscio preleva quell’energia tensionale non ottenibile altrimenti. 

Dott.ssa Federica Sambucci 

Analogista

Dottore in Psicologia – Consulenza clinica per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia

 Libero docente di Comunicazione non verbale 

Tel. 391.1007480

E-mail: federicasambucci@libero.it

Revisione Mattia

C’è un mondo invisibile, sotto i nostri occhi, che comunica continuamente, con gli altri e con noi stessi… e la sua forza è incredibile, capace di dare un tono diverso a quello che si dice, e che non si dice.

Stiamo parlando del mondo emotivo, per secoli ritenuto inaccessibile.

Conoscere il linguaggio attraverso il quale si esprime e dunque conoscere quello che definiamo “Alfabeto dell’Inconscio” significa essere in grado di dialogare con la propria sfera emotiva, conoscerne stato ed esigenze, attraverso la decodifica del linguaggio non verbale.

Ed è proprio il linguaggio non verbale che dice sempre la verità, quindi leggerlo e interpretarlo bene è di fondamentale importanza! 

Sappiamo bene che le emozioni sono il motore energetico della nostra vita, sorgente di grandi passioni, genialità, creatività ma anche di comportamenti inspiegabili, spesso in totale contraddizione con la nostra logica. 

Ci troviamo immersi in un eterno conflitto tra razionalità ed emotività, che sembra essere impossibile da fermare. Per aiutarci entrano in gioco le Discipline Analogiche (link che spiega che sono) che ci mettono a disposizione straordinarie risorse per ristabilire un equilibrio emozionale, per liberare il grandissimo potenziale insito in ciascuno di noi e per migliorare la comunicazione con sé stessi e con gli altri. 

Lo studio delle Discipline Analogiche, sistematizzate per la prima volta da Stefano Benemeglio, hanno permesso un salto di qualità in questo senso: l’emotività non è più percepita come un imprevedibile e ingovernabile avversario interno. 

La nostra componente emotiva è intelligente, ben organizzata, ed opera con propri dinamismi “unici”, spingendo l’individuo a conseguire l’oggetto del proprio desiderio. 

La parte logica (o Io adulto, razionalità) vuole in primis evitare la sofferenza e, quando si trova nella impossibilità di superare gli ostacoli, reagisce con meccanismi di difesa particolari, diversi caso per caso, a seconda di come la parte emotiva (o Io bambino, Inconscio) ricerca il piacere sotto forma di emozioni.

Dal contrasto fra la situazione reale (come siamo o abbiamo) e quella ideale (come vorremmo essere o avere) si crea una forza propulsiva che stimola l’individuo ad operare e ad evolversi. Se, però, da una situazione distonica nasce la motivazione ad agire, l’istanza analogica, o inconscio, cerca autonomamente le emozioni di cui ha bisogno e non facendo distinzione tra piacere e sofferenza, categorie esclusive della razionalità, esso va a ricercare gli stati tensionali replicando e ricelebrando i nostri turbamenti del passato. 

Tale meccanismo è l’analogia (analogico=non logico, per analogia) che, richiamando in sé il concetto di ripetizione e soprattutto di somiglianza, indica la modalità mediante la quale l’inconscio ripropone ed associa ad uno stesso stato emotivo eventi diversi fra loro. Possiamo quindi parlare con l’inconscio, e capire bene il suo linguaggio, grazie agli strumenti messi a disposizione nelle Discipline Analogiche.

Infatti, una volta identificato il bisogno, la parte emotiva va alla ricerca, appunto, di emozioni stimolanti nel vissuto della persona, spingendola a creare o a farsi attrarre da situazioni ripetitive nelle quali l’inconscio preleva quell’energia tensionale non ottenibile altrimenti.